Vannacci-Schlein, il deepfake che accende l’allarme sulla politica: quando l’intelligenza artificiale può falsificare la realtà

Un falso incontro tra Roberto Vannacci ed Elly Schlein è diventato un caso politico e mediatico. Il video era nato come esperimento per mostrare i rischi dell’intelligenza artificiale, ma una versione tagliata e privata della spiegazione ha iniziato a circolare come se fosse autentica. Una vicenda che apre una questione destinata a diventare centrale nelle prossime campagne elettorali: come distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che l’IA è ormai in grado di farci vedere e ascoltare?

La scena sembrava credibile: Roberto Vannacci ed Elly Schlein insieme, protagonisti di un incontro che, nella realtà, non sarebbe mai avvenuto. Pochi secondi sufficienti, però, per mettere in moto quella macchina delle condivisioni che sui social può trasformare una finzione in una presunta notizia nel giro di pochissimo tempo.

Il caso è tornato oggi, 17 agosto, al centro dell’attenzione grazie a un approfondimento pubblicato da Valigia Blu, che ricostruisce la vicenda e soprattutto pone una domanda più ampia: di fronte ai deepfake politici siamo davvero in presenza di un vuoto normativo oppure gli strumenti per intervenire esistono già?

Il video originale raccontava una storia molto diversa

Un elemento è fondamentale per comprendere correttamente quanto accaduto.

Il contenuto originale sarebbe stato realizzato dal creator Leonardo Pippa non con l’intenzione di spacciare l’incontro per autentico, ma proprio per dimostrare quanto l’intelligenza artificiale possa diventare pericolosa applicata alla comunicazione politica.

Secondo la ricostruzione di Valigia Blu, il reel pubblicato originariamente su Instagram durava più di due minuti. Soltanto i primi dieci secondi contenevano la sequenza artificiale con Vannacci e Schlein; il resto del filmato spiegava chiaramente che si trattava di una creazione realizzata attraverso l’IA e ne illustrava i potenziali rischi.

Il problema sarebbe nato successivamente.

Un soggetto terzo avrebbe estratto esclusivamente quei pochi secondi iniziali, eliminando completamente la parte esplicativa e rimettendo in circolazione il filmato. In questo modo un esperimento dichiaratamente artificiale avrebbe assunto tutt’altro significato: agli occhi di chi riceveva soltanto la breve clip, l’incontro poteva apparire autentico.

Ed è proprio qui che il caso smette di essere una semplice curiosità tecnologica e diventa un problema politico.

Schlein: quell’incontro non è mai avvenuto

Elly Schlein ha smentito pubblicamente l’autenticità della scena, precisando che quell’incontro con Vannacci non si era verificato.

La segretaria del Partito Democratico ha inoltre richiamato l’attenzione sul rischio che strumenti di questo tipo possano inquinare una campagna elettorale, soprattutto quando la qualità dei contenuti sintetici diventa sufficientemente elevata da rendere difficile per un normale utente distinguere immediatamente un video autentico da uno manipolato.

La questione va ben oltre Vannacci e Schlein.

Oggi è tecnicamente possibile costruire immagini, registrazioni vocali e filmati nei quali una persona sembra pronunciare parole che non ha mai pronunciato o partecipare a eventi ai quali non ha mai preso parte.

E in politica anche pochi secondi possono essere sufficienti.

Il vero rischio è la velocità

Un contenuto falso non deve necessariamente convincere tutti.

Deve soltanto circolare abbastanza velocemente.

Un filmato pubblicato al momento giusto, magari poche ore prima di un voto o durante una crisi politica, può raggiungere migliaia o milioni di persone prima ancora che arrivi una smentita.

Quando quella smentita viene pubblicata, una parte del pubblico potrebbe avere già visto, condiviso e interiorizzato la versione falsa.

È questo uno degli aspetti più delicati della nuova comunicazione politica.

Per decenni la manipolazione dell’informazione si è basata soprattutto su titoli, fotografie ritoccate, dichiarazioni attribuite falsamente o ricostruzioni tendenziose. Con l’intelligenza artificiale il salto tecnologico è enorme: adesso può essere falsificata direttamente la percezione della realtà.

Non è più vero che non esistono regole

L’approfondimento di Valigia Blu mette in evidenza un altro punto importante: in Italia e nell’Unione europea il quadro normativo sta diventando molto più articolato di quanto spesso venga raccontato.

L’articolo ricorda in particolare l’introduzione nel Codice penale italiano dell’articolo 612-quater, relativo all’illecita diffusione di contenuti generati o alterati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

La disposizione, introdotta dalla legge italiana sull’IA del 2025, prevede conseguenze penali per determinate condotte legate alla diffusione senza consenso di immagini, video o voci falsificati attraverso l’intelligenza artificiale quando siano idonei a ingannare e provochino un danno ingiusto.

Nel caso Vannacci-Schlein, tuttavia, l’eventuale valutazione giuridica non sarebbe automaticamente riferibile all’autore del filmato originale, perché quel contenuto conteneva una spiegazione esplicita della propria natura artificiale.

Il punto più delicato sarebbe piuttosto la successiva estrazione e diffusione dei soli secondi privi di contestualizzazione. L’identificazione di chi abbia effettuato e diffuso quella versione costituisce però un problema investigativo distinto dall’esistenza delle norme.

Dal 2 agosto è entrato in gioco anche l’AI Act

A rendere ancora più attuale la vicenda c’è il progressivo dispiegamento dell’AI Act europeo, il Regolamento UE 2024/1689.

La normativa europea definisce espressamente il deepfake come un contenuto audio, video o immagine generato o manipolato attraverso l’IA che riproduce persone, luoghi, oggetti o avvenimenti esistenti in maniera tale da poter apparire erroneamente autentico.

Dal 2 agosto 2026 sono inoltre pienamente applicabili specifici obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 del regolamento per determinate tipologie di contenuti sintetici, compresi i deepfake.

Il principio che sta emergendo è semplice: quando una macchina produce una rappresentazione artificiale della realtà capace di essere scambiata per autentica, il cittadino dovrebbe poterlo sapere.

Anche il Garante Privacy aveva già lanciato l’allarme

Il problema non nasce con il caso Vannacci-Schlein.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte richiamato l’attenzione sul fenomeno, evidenziando come la generazione e la circolazione di contenuti artificiali basati sull’immagine o sulla voce di persone reali possano determinare gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Nel maggio scorso l’Autorità aveva inoltre sottolineato l’importanza della rapidità degli interventi: una volta iniziata la cosiddetta “catena virale” delle condivisioni, il danno prodotto da un contenuto manipolato può diventare difficile, se non impossibile, da cancellare completamente.

Ed è probabilmente questo il punto decisivo.

Vannacci e Schlein sono soltanto i primi?

Oggi il falso incontro riguarda due personalità politiche immediatamente riconoscibili e molto distanti tra loro.

Domani potrebbe riguardare qualunque leader.

Un candidato potrebbe apparentemente annunciare un’alleanza mai concordata. Un ministro potrebbe sembrare pronunciare una frase compromettente. Un leader politico potrebbe apparire durante una riunione alla quale non ha mai partecipato.

Tecnicamente, scenari che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto sofisticate produzioni cinematografiche possono essere realizzati con strumenti sempre più accessibili.

È per questo che il caso Vannacci-Schlein rappresenta qualcosa di più di un falso video finito sui social.

È una piccola anticipazione di quello che potrebbe diventare uno dei grandi problemi della democrazia digitale.

La prossima campagna elettorale si combatterà anche sulla realtà

La politica è sempre stata anche una battaglia di immagini, parole e percezioni.

L’intelligenza artificiale introduce però una variabile nuova: la possibilità di produrre artificialmente la prova visiva o sonora di qualcosa che non è mai avvenuto.

Di fronte a questo scenario non basteranno soltanto nuove leggi. Serviranno piattaforme più rapide nell’identificazione dei contenuti manipolati, strumenti tecnologici di tracciabilità e soprattutto una nuova capacità critica da parte degli utenti.

Perché il problema dei deepfake non consiste soltanto nel fatto che possiamo credere vero ciò che è falso.

Esiste anche il rischio opposto: quando i falsi diventeranno abbastanza comuni, qualcuno potrà sostenere che anche un filmato autentico è stato prodotto dall’intelligenza artificiale.

Il confine tra vero e falso rischia quindi di diventare esso stesso terreno di scontro politico.

Il video Vannacci-Schlein ci ricorda che quella fase non appartiene più al futuro.

È già iniziata.

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