Sforzini: «Difendere il giornalismo d’inchiesta significa difendere libertà e democrazia»

Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, legato a Futuro Nazionale, richiama il principio di trasparenza nella vita pubblica: «La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto»

Castello Sforzini di Castellar Ponzano – Difendere il giornalismo d’inchiesta significa tutelare la libertà di informazione e, con essa, la qualità stessa della democrazia. È il messaggio lanciato da Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, realtà legata a Futuro Nazionale, intervenuto sul ruolo degli organi di informazione e sulla necessità di preservare gli spazi dedicati all’approfondimento giornalistico.

«Il giornalismo d’inchiesta rappresenta una funzione essenziale in ogni democrazia reale, non soltanto apparente», afferma Sforzini. «Una trasmissione può piacere o non piacere e le sue conclusioni possono essere condivise oppure contestate. Tuttavia, democrazia e libertà si tutelano garantendo la libertà di informare, non indebolendo gli spazi di approfondimento».

Secondo il presidente del Centro Studi, il confronto pubblico non dovrebbe tradursi in tentativi di delegittimazione o limitazione dell’attività giornalistica. La risposta alle inchieste, sostiene, deve restare sul terreno dei fatti e della trasparenza.

«Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere dal giornalismo d’inchiesta», prosegue. «Gli italiani non sono spettatori ingenui: sanno distinguere la sostanza dalle macchinazioni, i fatti dalle forzature e le inchieste serie dalle ricostruzioni pretestuose. Per questo la risposta non può mai essere quella di limitare o indebolire il giornalismo d’inchiesta, ma deve essere quella di rispondere ai fatti con altri fatti».

Sforzini richiama quindi il celebre principio attribuito a Gaio Giulio Cesare, secondo il quale «la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto».

Un’espressione che, a suo giudizio, conserva ancora oggi una forte attualità e richiama chi esercita funzioni pubbliche a un dovere non soltanto di correttezza, ma anche di credibilità e trasparenza.

«È un principio di responsabilità pubblica che mantiene intatta tutta la sua forza», sottolinea. «Se vogliamo restituire fiducia e speranza alla Nazione, chiunque ricopra ruoli di responsabilità istituzionale, politica, economica o mediatica deve sentire il peso di questo monito, scegliere con attenzione e circondarsi di collaboratori capaci di sostenerlo».

Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale evidenzia inoltre la necessità di evitare che intorno al lavoro dei giornalisti possano nascere sospetti di pressioni, intimidazioni o ritorsioni.

«Proprio chi crede nella libertà deve difendere il diritto di ogni testata e di ogni giornalista a svolgere il proprio lavoro senza che si alimenti il sospetto di ritorsioni o intimidazioni», conclude Sforzini.

Resta ferma, precisa, la distinzione tra il ruolo dell’informazione e quello della giustizia: «L’accertamento di eventuali responsabilità individuali spetta esclusivamente alla magistratura. Il giornalismo d’inchiesta, invece, resta un presidio di trasparenza che deve essere tutelato, a prescindere dalle simpatie politiche».

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