A tre anni esatti dall’articolo che portò il caso de Il mondo al contrario al centro del dibattito nazionale, Roberto Vannacci torna a rivolgersi al giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli. Lo fa con un messaggio ironico pubblicato sui social: «Oggi brindiamo a Matteo Pucciarelli». Per il leader di Futuro Nazionale, quella prima pagina del 17 agosto 2023 avrebbe finito per produrre l’effetto opposto a quello immaginato dai suoi critici, contribuendo alla sua trasformazione da generale discusso a protagonista della politica italiana.
Tre anni dopo, Roberto Vannacci non dimentica il 17 agosto 2023.
Anzi, sceglie proprio l’anniversario di quella giornata per tornare su uno degli episodi che hanno segnato l’inizio della sua notorietà pubblica. In un post apparso oggi sui suoi canali social, il fondatore di Futuro Nazionale ha rivolto un ringraziamento volutamente provocatorio a Matteo Pucciarelli, giornalista di Repubblica che il 17 agosto 2023 firmò uno degli articoli che fecero esplodere mediaticamente il caso del generale e del suo libro Il mondo al contrario. L’articolo di Pucciarelli raccontava la bufera politica scoppiata intorno alle posizioni espresse nel volume, le reazioni dell’Esercito e l’avvio delle verifiche disciplinari.

Il messaggio pubblicato oggi da Vannacci è diretto:
«Oggi brindiamo a Matteo Pucciarelli. Esattamente il 17 agosto 2023 decideva di mettere in prima pagina il mio faccione. Senza di lui, oggi non esisterebbe Futuro Nazionale. Non è da tutti riuscire a trasformare un articolo in una campagna elettorale. Grazie ancora, Matteo».
Una battuta, certamente. Ma dietro l’ironia si nasconde una lettura politica precisa della storia recente di Vannacci.
Quel 17 agosto che cambiò tutto
Nell’estate del 2023 Roberto Vannacci era conosciuto soprattutto negli ambienti militari.
La pubblicazione de Il mondo al contrario, inizialmente autoprodotto, cambiò completamente la situazione.
Il 17 agosto Repubblica dedicò ampio spazio alle polemiche provocate dal libro. Nel pezzo firmato da Pucciarelli venivano riportate le dure reazioni politiche e istituzionali alle affermazioni contenute nel volume, insieme alla posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto e dell’Esercito.
Quella che avrebbe potuto rimanere una polemica legata a un libro diventò rapidamente un caso nazionale.
Televisioni, giornali e social iniziarono a parlare del generale. Le sue dichiarazioni furono discusse, contestate, difese e rilanciate per settimane.
Il risultato fu una crescita impressionante della sua notorietà.
Il mondo al contrario raggiunse il primo posto nelle classifiche di vendita nella settimana immediatamente successiva all’esplosione del caso mediatico.
Da quel momento il nome di Vannacci non sarebbe più uscito dal dibattito pubblico.
Quando la critica produce l’effetto opposto
È proprio questo il significato politico del post di oggi.
Vannacci sostiene, con evidente sarcasmo, che la grande esposizione mediatica ricevuta tre anni fa abbia finito per rappresentare una gigantesca campagna pubblicitaria involontaria.
Un meccanismo non nuovo nella politica contemporanea.
Quando una figura divisiva viene sottoposta a una forte esposizione mediatica, la critica non determina necessariamente una perdita di consenso. In alcuni casi può produrre l’effetto contrario: rafforzare l’identificazione tra il personaggio e una parte dell’opinione pubblica che considera quegli attacchi una conferma della sua capacità di sfidare il sistema.
Nel caso di Vannacci il passaggio è stato particolarmente evidente.
Da ufficiale dell’Esercito e autore di un libro autopubblicato è diventato nel giro di pochi mesi uno dei personaggi più riconoscibili della politica italiana.
Dalle polemiche alle elezioni europee
La popolarità conquistata dopo l’estate del 2023 aprì infatti la strada alla successiva esperienza politica.
Nel 2024 Vannacci venne candidato come indipendente nelle liste della Lega alle elezioni europee e ottenne un risultato personale molto rilevante, entrando al Parlamento europeo.
A quel punto la trasformazione era completa.
Il generale che un anno prima era protagonista delle pagine di cronaca politica per le polemiche sul proprio libro era diventato un rappresentante eletto con un consenso personale significativo.
Il rapporto polemico con Repubblica e con Pucciarelli, però, non si interruppe.
Già nel luglio 2024 Vannacci aveva nuovamente “ringraziato” ironicamente il giornalista in occasione della sua nomina a vicepresidente del gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo. La Federazione nazionale della stampa e la direzione del quotidiano avevano allora criticato duramente i toni utilizzati dal generale.
Quello tra Vannacci e Pucciarelli è quindi diventato, nel tempo, quasi un rituale della comunicazione politica del generale.
Il passaggio decisivo: nasce Futuro Nazionale
Ma il post pubblicato oggi contiene un riferimento nuovo e politicamente molto più importante.
Vannacci non parla più soltanto della propria carriera personale.
Parla di Futuro Nazionale.
Nel febbraio 2026, dopo l’esperienza nella Lega, Vannacci ha dato vita alla propria formazione politica, trasformando definitivamente il consenso costruito intorno alla sua figura in un progetto autonomo.
È per questo che oggi può scrivere:
«Senza di lui, oggi non esisterebbe Futuro Nazionale».
Naturalmente si tratta di una provocazione.
La nascita di un partito non può essere ricondotta a un singolo articolo di giornale.
Ma politicamente il ragionamento di Vannacci è chiaro: senza l’enorme eco mediatica generata nel 2023, probabilmente il percorso che lo ha portato prima all’Europarlamento e successivamente alla fondazione di Futuro Nazionale sarebbe stato molto diverso.
Il paradosso Vannacci
La storia racconta quindi un paradosso.
Molti degli articoli che nel 2023 puntavano a evidenziare la problematicità delle posizioni espresse dal generale contribuirono contemporaneamente a renderlo conosciuto da milioni di italiani.
Critiche e notorietà finirono per procedere insieme.
Ed è su questo punto che Vannacci ha costruito una parte significativa della propria comunicazione politica: trasformare l’attacco in visibilità, la contestazione in mobilitazione e il tentativo di isolamento in un elemento identitario.
La sua narrazione è quella dell’uomo che viene attaccato proprio perché dice ciò che altri non avrebbero il coraggio di dire.
Una strategia comunicativa che ha evidentemente trovato un pubblico.
Tre anni dopo, lo scenario è completamente diverso
Il confronto tra il 17 agosto 2023 e il 17 agosto 2026 rende evidente la portata della trasformazione.
Tre anni fa Vannacci era al centro di una bufera per un libro.
Oggi è europarlamentare, leader di una formazione politica nazionale e protagonista di un progetto che ambisce a incidere sugli equilibri della destra italiana.
Il giornalismo ha il compito di raccontare e verificare i fatti, non di determinare il successo o l’insuccesso dei protagonisti che racconta. Ma la vicenda Vannacci dimostra quanto, nell’epoca dei social, attenzione mediatica e crescita politica possano alimentarsi reciprocamente anche quando la copertura nasce in termini fortemente critici.
E il generale sembra averlo compreso molto presto.
Per questo oggi, tre anni dopo quella prima pagina, sceglie ancora una volta l’ironia.
Non una polemica.
Un brindisi.
«Grazie ancora, Matteo».
Una frase che, al di là della provocazione, fotografa perfettamente uno dei paradossi della storia politica di Roberto Vannacci: essere diventato più forte anche grazie a chi, fin dall’inizio, lo aveva messo sotto i riflettori.
