Milano, 2016. Nella fotografia compaiono Max Bastoni, Mario Borghezio e Roberto Jonghi Lavarini. Oggi i loro percorsi tornano a incrociarsi nell’area politica che guarda al generale Roberto Vannacci e al suo progetto di Futuro Nazionale.
La destra identitaria del Nord non nasce oggi e non nasce con Roberto Vannacci. Viene da lontano, attraversa stagioni politiche differenti e conserva una propria continuità, fatta di uomini, relazioni, battaglie culturali e parole d’ordine che nel corso degli anni hanno cambiato contenitore senza perdere la propria impronta.
Una fotografia scattata a Milano nel 2016 racconta bene questa storia. Nell’immagine appaiono Max Bastoni, Mario Borghezio e Roberto Jonghi Lavarini: figure diverse per ruolo, esperienza e percorso politico, ma accomunate da una lunga presenza nell’area della destra identitaria, sovranista e radicale del Nord Italia.
Dieci anni dopo, quella stessa area torna al centro del dibattito politico. Il punto di aggregazione è oggi il generale Roberto Vannacci, europarlamentare e fondatore di Futuro Nazionale, il movimento nato dopo la rottura con la Lega e destinato a misurarsi con gli equilibri del centrodestra italiano.

Il ritorno delle identità
Max Bastoni ha aderito al nuovo progetto vannacciano e si prepara a organizzarlo anche sul territorio milanese. A Milano, Futuro Nazionale guarda già alle elezioni comunali del 2027, rivendicando una linea autonoma e la possibilità di correre anche senza un accordo con gli altri partiti del centrodestra.
Mario Borghezio, storico esponente della Lega Nord ed ex parlamentare europeo, si è avvicinato al progetto di Vannacci sin dalle prime fasi, partecipando alla nascita di un comitato torinese. La sua presenza assume un significato politico evidente: rappresenta il collegamento con una tradizione identitaria che precede la stagione salviniana e che non si è mai completamente riconosciuta nella trasformazione della Lega in partito nazionale.
Roberto Jonghi Lavarini, figura nota della destra milanese, compare nuovamente nello stesso perimetro politico e culturale. La fotografia del 2016 acquista così un valore simbolico: non una semplice immagine d’archivio, ma il fotogramma di una storia che oggi riemerge sotto nuove insegne.
Un’area politica mai scomparsa
Nel corso degli ultimi anni una parte della destra settentrionale ha vissuto una fase di dispersione. Alcuni militanti sono rimasti nella Lega, altri si sono avvicinati a Fratelli d’Italia, altri ancora hanno scelto realtà civiche, associative o culturali.
La nascita di Futuro Nazionale offre ora un possibile punto di ricomposizione. Vannacci intercetta un elettorato che considera troppo moderata la traiettoria del centrodestra di governo e che chiede posizioni più marcate sui temi dell’identità nazionale, dell’immigrazione, della sicurezza, della sovranità e della difesa delle radici culturali.
È ancora presto per stabilire quale sarà il peso elettorale effettivo del nuovo movimento. Ma è già evidente che la sua crescita obbliga gli altri partiti del centrodestra a fare i conti con uno spazio politico che non può più essere considerato marginale.
Milano come laboratorio
Milano potrebbe diventare uno dei primi laboratori di questa nuova fase. La città si prepara alle comunali del 2027 in un quadro politico ancora aperto. Futuro Nazionale ha annunciato di voler essere presente e di avere già avviato un radicamento territoriale.
Proprio a Milano, dove nel 2016 veniva scattata la fotografia che ritraeva Bastoni, Borghezio e Jonghi Lavarini, si misura oggi la capacità della destra identitaria di trasformare una rete consolidata di rapporti e militanza in una proposta politica organizzata.
La domanda non è soltanto quanti voti potrà raccogliere Vannacci. La vera questione è capire se quella destra, per lungo tempo frammentata e dispersa, abbia trovato un nuovo punto di riferimento.
La fotografia di dieci anni fa suggerisce una risposta: alcune storie politiche non ricominciano improvvisamente. Semplicemente, non si sono mai interrotte.
