L’assemblea costituente di Futuro Nazionale a Roma ha segnato l’ingresso definitivo di Roberto Vannacci in una nuova fase politica. Non più soltanto generale, autore discusso o figura mediatica di rottura, ma leader di un soggetto organizzato, con una platea, una struttura, un lessico identitario e un’ambizione nazionale.
Il report sentiment elaborato da O.P.I. – Osservatorio Pubblica Influenza fotografa proprio questo passaggio: il momento in cui la visibilità del Generale diventa capitale politico, ma anche terreno di scontro reputazionale.
Il primo dato è oggettivo: Vannacci è al centro dell’attenzione. La rassegna stampa del 15 giugno 2026 conta 146 pagine e raccoglie articoli, prime pagine, interviste, commenti e retroscena da numerose testate nazionali e locali. È un volume mediatico significativo, che conferma come la nascita di Futuro Nazionale sia stata letta dai giornali non come un fatto marginale, ma come un evento politico capace di incidere sugli equilibri del centrodestra e sul dibattito pubblico nazionale.

Ma la quantità di attenzione non coincide automaticamente con un sentiment positivo. Anzi, il report mostra una dinamica più complessa: Vannacci ottiene centralità, ma la conquista dentro una cornice fortemente polarizzata.
Secondo la classificazione O.P.I., il sentiment della stampa risulta prevalentemente critico. Su 69 contenuti editoriali analizzati al netto delle prime pagine, circa 36 assumono un tono critico o negativo, 18 mantengono un’impostazione neutra o strategica, mentre 15 risultano favorevoli, difensivi o comunque meno ostili. L’indice sintetico di sentiment stampa viene stimato a -40.
È importante chiarire cosa significa questo numero. Non misura il consenso elettorale di Vannacci, né il sentimento dei suoi tesserati o simpatizzanti. Misura il tono prevalente con cui la stampa ha raccontato il Generale dopo la costituente romana e dopo le sue ultime dichiarazioni pubbliche.
La differenza è decisiva. Nella base identitaria e militante, il sentiment resta molto alto. Vannacci viene percepito come leader coraggioso, diretto, non allineato, capace di dire ciò che altri non dicono. In quell’area, il report stima un’intensità di sentiment fortemente positiva. Ma nell’opinione pubblica generale e soprattutto nella stampa nazionale, il quadro cambia: la stessa forza comunicativa che mobilita i sostenitori produce reazioni critiche, allarme, dissenso e forte attenzione negativa.
Il tema che più ha inciso sul sentiment è quello del femminicidio. Le dichiarazioni di Vannacci hanno generato una vasta eco mediatica e sono diventate il frame dominante della copertura. Molte testate hanno interpretato quelle parole come elemento di rottura culturale e politica, dando spazio a reazioni critiche, interviste, commenti e titoli ad alto impatto emotivo.
Nel report O.P.I., questo frame viene classificato come il principale acceleratore del sentiment negativo. Non perché sia l’unico tema emerso dalla costituente, ma perché è quello che ha più orientato la percezione pubblica nei giorni immediatamente successivi. Il racconto dell’assemblea, da evento politico-organizzativo, si è trasformato rapidamente in caso nazionale sui diritti, sulla parità, sul linguaggio pubblico e sulla rappresentazione della violenza contro le donne.
Il secondo frame riguarda il rapporto tra Vannacci e il centrodestra. La stampa non racconta Futuro Nazionale soltanto come un nuovo partito, ma come un fattore di pressione su Giorgia Meloni, Matteo Salvini, la Lega e l’intera coalizione. In questa lettura, Vannacci diventa una variabile capace di spostare voti, condizionare alleanze, forzare il dibattito su immigrazione, sicurezza, Europa e identità nazionale.
Questo frame è meno negativo del precedente, ma resta problematico per la reputazione istituzionale del movimento. Vannacci viene riconosciuto come soggetto rilevante, ma spesso descritto come elemento destabilizzante. In termini comunicativi, è un riconoscimento di forza, ma anche una cornice di rischio.
Il terzo tema riguarda il rapporto con i media. Alcuni articoli hanno insistito sul conflitto tra Vannacci e il giornalismo, interpretando certe uscite come segnale di tensione verso la stampa critica. Anche qui il meccanismo è doppio: per una parte della base, lo scontro con i media rafforza l’immagine di indipendenza; per molti osservatori esterni, invece, alimenta dubbi sul rapporto tra leadership politica e libertà d’informazione.
Il quarto tema è quello della remigrazione e dell’immigrazione. Le dichiarazioni su questo terreno confermano il profilo identitario del Generale e parlano direttamente a un elettorato sensibile a sicurezza, confini e controllo dei flussi. Ma nella stampa generalista producono una lettura fortemente polarizzata, spesso associata a radicalizzazione del linguaggio politico.
Il quinto frame, più favorevole, riguarda invece la crescita del movimento. Futuro Nazionale viene percepito come un soggetto in espansione, capace di attirare iscritti, attenzione e copertura mediatica. La stampa, pur critica, riconosce che Vannacci è diventato un fatto politico. E questo è un punto che il report evidenzia con chiarezza: il sentiment può essere negativo, ma la rilevanza è alta.
La fotografia finale è quindi articolata. Vannacci oggi gode di una base mobilitata e molto fedele, ma affronta una percezione pubblica più divisa. Il suo profilo funziona fortemente dentro l’area identitaria, mentre incontra resistenza nella stampa nazionale, nei mondi moderati e in una parte significativa dell’opinione pubblica.
Questo rende la fase attuale decisiva. La visibilità conquistata dopo Roma può essere trasformata in radicamento politico, ma solo se Futuro Nazionale riuscirà ad andare oltre il ciclo della polemica. La polarizzazione genera attenzione, ma rischia di comprimere il racconto del partito dentro pochi temi ad alta conflittualità.
Per Vannacci, la sfida non è farsi notare. Quella fase è già superata. La vera sfida è governare il racconto.
Dopo l’assemblea costituente, il Generale è diventato ancora più riconoscibile. Ma riconoscibilità e consenso non sono la stessa cosa. La prima si conquista con il conflitto, la seconda richiede fiducia, continuità, organizzazione e capacità di parlare anche oltre il proprio pubblico naturale.
Il report O.P.I. consegna quindi un messaggio netto: Vannacci è oggi uno dei protagonisti più visibili della scena politica italiana, ma il suo sentiment pubblico è attraversato da una forte frattura. Molto positivo tra i militanti, molto più problematico nella stampa e nell’opinione pubblica generale.
Roma gli ha dato un partito. La stampa gli ha dato una battaglia. Ora dovrà dimostrare se quella battaglia può diventare progetto politico duraturo.
