Milano e Bologna, 17 ottobre 2026 — Le immagini delle devastazioni e degli scontri nelle strade di Milano e Bologna impongono una risposta chiara: manifestare è un diritto, ma aggredire le Forze dell’Ordine, incendiare, lanciare oggetti e danneggiare la città è un reato. I cortei possono esprimere idee e dissenso; non possono trasformarsi in una licenza di distruggere ciò che appartiene a tutti.

A Milano, dopo il lancio di pietre e bombe carta, sono stati danneggiati edifici e vetrine; a Bologna, davanti alla stazione, gruppi di manifestanti hanno lanciato oggetti contro le forze di polizia e rovesciato biciclette. Episodi che colpiscono non solo gli agenti, ma anche cittadini, lavoratori e commercianti estranei alle violenze.
Gli italiani sono stanchi di pagare il conto dei facinorosi: con le tasse per riparare i danni, con le attività bloccate e, soprattutto, con il rischio che uomini e donne in divisa tornino a casa feriti per aver difeso la sicurezza di tutti. La solidarietà alle Forze dell’Ordine non è una formalità: è un dovere verso chi serve lo Stato e la comunità.

Per questo va sostenuta la proposta di Italia 2.0: una cauzione di due milioni di euro per l’organizzazione di qualsiasi manifestazione, a garanzia dei danni eventualmente causati; l’obbligo per gli organizzatori di predisporre un servizio di sicurezza interno; e sanzioni più severe per chi devasta e saccheggia, con responsabilità estese — secondo quanto previsto dalla proposta — agli organizzatori e ai responsabili della sicurezza interna quando ricorrano i presupposti. Se dalle violenze derivano lesioni a pubblici ufficiali o appartenenti alle Forze dell’Ordine, la risposta penale dovrebbe essere ulteriormente aggravata, insieme al sequestro dei beni a copertura dei danni.
Il principio è semplice: chi organizza deve assumersi le proprie responsabilità e chi rompe deve pagare. Le regole dovranno essere definite con precisione e applicate nel rispetto delle garanzie di legge, senza colpire chi manifesta pacificamente. Ma non può esserci impunità per chi usa un corteo come copertura per assaltare le istituzioni e mettere a ferro e fuoco le nostre città.
L’Italia è una comunità, una storia, un patrimonio condiviso. Difenderla significa proteggere le libertà dei cittadini, tutelare chi lavora e stare dalla parte di chi indossa una divisa. Protestare è un diritto. Devastare è un reato. È ora che lo Stato lo faccia valere con fermezza.
