Avv.to Roberto di Pietro
Avv.to Alessio Ciasco
Mentre l’attenzione internazionale si concentra sui conflitti più visibili, milioni di persone continuano a morire lontano dalle telecamere. In Nigeria, Boko Haram e le organizzazioni jihadiste collegate hanno colpito villaggi, scuole, chiese e moschee, causando vittime tra cristiani e musulmani. Le persecuzioni contro i cristiani non possono essere minimizzate né archiviate come semplice “instabilità regionale”.

La stessa fermezza deve valere per il massacro del 7 ottobre 2023. Hamas e altri gruppi armati palestinesi uccisero civili israeliani e sequestrarono 251 persone, tra cui 226 civili, secondo la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite. Questi crimini sono terrorismo e crimini di guerra, senza attenuanti ideologiche.
Ma condannare Hamas non autorizza a considerare terrorista ogni palestinese. La responsabilità penale è individuale: appartiene a chi uccide, rapisce, organizza, ordina o consapevolmente collabora con quei crimini. Un civile non diventa colpevole per etnia, religione, nazionalità o per il semplice fatto di vivere a Gaza. La protezione dei civili non è una concessione politica: è un principio del diritto internazionale.
Sventolare la bandiera palestinese può significare sostenere il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e, contemporaneamente, condannare Hamas senza riserve. Pretendere che ogni sostenitore della Palestina sia complice del 7 ottobre è una scorciatoia propagandistica, non un ragionamento serio.
La sinistra, però, deve smettere di applicare due pesi e due misure. Non può mobilitarsi per alcune vittime e ignorarne altre, né trasformare la lotta contro il razzismo in indulgenza verso il fanatismo religioso. La libertà religiosa deve essere uguale per tutti: cristiani, ebrei, musulmani, atei e ogni altra minoranza. Nel mondo esistono leggi che limitano la libertà religiosa in molti Paesi e sotto diverse tradizioni politiche; non è corretto attribuire quel problema a un’intera fede.
La soluzione non è il silenzio né la colpevolizzazione collettiva. Servono:
• condanna senza ambiguità di Hamas e di Boko Haram;
• protezione effettiva dei civili;
• sanzioni contro chi finanzia terrorismo e persecuzioni;
• liberazione degli ostaggi e giustizia per le vittime;
• tutela concreta delle minoranze religiose;
• una politica estera fondata sugli stessi principi, non sulle convenienze ideologiche.
La sinistra italiana deve scegliere se difendere i diritti umani sempre oppure soltanto quando servono alla propria narrazione.
sicurezza si costruisce con responsabilità individuale, legalità e fermezza, non con la propaganda collettiva.
