Chi è Roberto Vannacci quando si spengono i riflettori della politica? Dietro il generale, l’europarlamentare e il leader di Futuro Nazionale c’è una storia familiare che attraversa più generazioni: il padre Costanzo, ufficiale dell’Esercito, la madre Renata, i fratelli Marco e Stefano, poi la moglie Camelia Mihailescu e le due figlie. Una famiglia che aiuta a comprendere anche alcuni tratti del carattere e della visione del mondo dell’uomo che oggi occupa un posto di primo piano nella politica italiana.
Quando si parla di Roberto Vannacci, quasi inevitabilmente il racconto parte dalla divisa, dalle missioni internazionali, dal successo editoriale de Il mondo al contrario e, più recentemente, dalla nascita di Futuro Nazionale.
Eppure c’è un Vannacci precedente a tutto questo. Prima dell’ufficiale e del politico c’è il figlio di una famiglia nella quale il senso del dovere, la sobrietà e il servizio militare erano parte della vita quotidiana.
Costanzo Vannacci, il padre ufficiale dell’Esercito
La vocazione militare di Roberto Vannacci ha radici familiari molto precise.
Il padre Costanzo Vannacci era un ufficiale dell’Esercito Italiano. Negli anni trascorsi dalla famiglia a Ravenna prestava servizio come capitano di artiglieria alla caserma di via Nino Bixio. Roberto Vannacci ha ricordato personalmente quel periodo raccontando una famiglia monoreddito e una quotidianità molto semplice.
Non stupisce quindi che, qualche anno più tardi, anche Roberto abbia scelto l’Accademia Militare di Modena e una carriera nelle Forze Armate.

Il rapporto tra padre e figlio sembra quasi segnare una continuità generazionale: la divisa come professione, ma soprattutto come idea di servizio.
Costanzo rappresenta uno dei primi riferimenti nella formazione di Vannacci. A causa degli incarichi militari era spesso chiamato lontano da casa, una condizione che Roberto avrebbe conosciuto nuovamente molti anni dopo, questa volta dalla parte del padre costretto a lasciare moglie e figlie durante missioni e incarichi operativi.
La madre Renata e il ricordo di una casa semplice
Accanto alla figura paterna c’era Renata, la madre di Roberto Vannacci, scomparsa il 4 novembre 2023. Fonti pubbliche che hanno ricostruito il patrimonio e la storia familiare indicano proprio Costanzo e Renata come genitori di Roberto e dei suoi due fratelli maggiori.
È però soprattutto nei ricordi raccontati dallo stesso Vannacci che emerge la dimensione materna.
Parlando della propria infanzia, il generale ha evocato una casa nella quale la madre la sera rammendava i calzini della famiglia. Un’immagine ordinaria, quasi fotografica, che racconta bene il contesto nel quale sono cresciuti i tre fratelli.
Non una famiglia abituata agli eccessi, ma una famiglia nella quale anche una pizza fuori casa poteva diventare un piccolo evento.
Roberto, Marco e Stefano: tre fratelli
Roberto Vannacci non è figlio unico.
È cresciuto insieme ai due fratelli maggiori, Marco e Stefano. Lo stesso Vannacci, ricordando gli anni ravennati, ha raccontato che una volta all’anno i genitori portavano i tre figli in pizzeria e che ciascuno poteva scegliere una pizza e una bibita. Quello, nelle sue parole, rappresentava uno dei piccoli “lussi” concessi alla famiglia.
Anche documenti e ricostruzioni patrimoniali pubblicate dalla stampa confermano i nomi dei due fratelli, Marco e Stefano Vannacci, con i quali Roberto condivide alcune proprietà provenienti dalla famiglia.
I fratelli hanno però mantenuto nel tempo una presenza molto più discreta rispetto a Roberto.
Ed è probabilmente giusto così. La notorietà appartiene al generale, mentre la parte della famiglia che non ha scelto la politica ha continuato, per quanto possibile, a vivere lontano dall’esposizione pubblica.
I nipoti: una famiglia allargata protetta dalla riservatezza
Della generazione successiva, oltre alle figlie di Roberto, le informazioni pubbliche diventano molto più limitate.
La famiglia Vannacci comprende naturalmente anche nipoti e altri parenti, ma non risultano fonti giornalistiche solide che consentano di raccontarne la vita senza entrare in una sfera strettamente privata.
È un confine importante.
Un articolo sulla famiglia può raccontare le radici di un personaggio pubblico senza necessariamente trasformare in personaggi pubblici anche coloro che non lo sono.
La presenza dei nipoti completa quindi il quadro di una famiglia ormai articolata su più generazioni, ma la loro vita resta opportunamente lontana dalla cronaca politica.
Ravenna, l’infanzia e quella pizza una volta all’anno
Roberto Vannacci nasce a La Spezia il 20 ottobre 1968, ma una parte decisiva dei suoi primi anni è legata a Ravenna.
La famiglia si trasferì nella città romagnola per il servizio del padre. Roberto vi rimase fino al primo anno delle scuole elementari e continuò successivamente a trascorrere le estati a Marina di Ravenna fino all’adolescenza.
Il generale conserva ricordi molto precisi di quegli anni.
L’oratorio, gli amici, il quartiere, il mare, la famiglia e quella cena annuale in pizzeria raccontata ancora a distanza di decenni.
Sono dettagli che aiutano forse più di un curriculum a capire da dove provenga una parte del suo carattere.
Le origini familiari: Liguria, Sardegna e Istria
Anche le origini della famiglia Vannacci sono più articolate di quanto possa apparire.
La linea paterna è legata alla Liguria e alla Spezia, mentre da parte materna emergono radici sarde e istriane.
Il nonno materno era un marinaio originario de La Maddalena, in Sardegna, mentre la nonna materna proveniva da Pola, con origini croate e ungheresi.
Dentro la stessa storia familiare convivono quindi mare, esercito, Sardegna, Liguria, Istria e Mitteleuropa.
Un intreccio di provenienze che accompagna la formazione di un uomo che avrebbe poi trascorso gran parte della propria vita professionale fuori dall’Italia.
Camelia Mihailescu, l’incontro a Bucarest
Se Costanzo e Renata rappresentano la famiglia nella quale Vannacci è cresciuto, Camelia Mihailescu rappresenta quella che il generale ha costruito.

I due si conoscono in Romania.
Camelia lavorava nell’ambiente dell’Accademia militare di Bucarest, mentre Vannacci si trovava nel Paese per motivi professionali. Anche lei è figlia di un militare: un particolare che probabilmente rese fin dall’inizio più comprensibili le esigenze di una vita fatta di incarichi, trasferimenti e assenze.
Camelia ha due lauree e parla quattro lingue. Nel tempo ha lasciato la propria attività professionale per dedicarsi maggiormente alla crescita delle figlie.
Il loro primo incontro, secondo il racconto diventato ormai noto, ebbe anche un risvolto curioso.
Camelia doveva consegnargli documenti riservati; Vannacci dimenticò di restituirli e lei arrivò a minacciare un rapporto formale. Da quella scintilla non proprio romantica sarebbe nata una storia destinata a durare oltre vent’anni.
Camelia e il “matriarcato” di casa Vannacci
Camelia ha sempre raccontato il marito con un misto di affetto e ironia.
Alla domanda su chi comandi a casa Vannacci, la risposta è stata sostanzialmente questa: con una moglie e due figlie, il generale sarebbe in netta minoranza.
Un piccolo “matriarcato domestico”, dunque.
La moglie lo ha inoltre descritto come molto diverso dall’immagine rigida che spesso emerge sui media: persino disordinato nella vita quotidiana, ma molto presente nel rapporto con le figlie.
Ed è forse una delle immagini più curiose dell’intera storia.
L’uomo che ha comandato reparti militari e affrontato scenari operativi complessi, una volta rientrato a casa, si ritrova circondato da tre donne.
Roberto Vannacci padre: le due figlie al centro della vita privata
Roberto e Camelia hanno due figlie, cresciute lontano, per quanto possibile, dall’esposizione mediatica.
La moglie ha definito Vannacci un padre eccezionale, raccontando un uomo che segue le ragazze nella vita quotidiana, le aiuta nei compiti e trova tempo da dedicare loro nonostante una carriera che per molti anni lo ha portato lontano da casa.
La famiglia ha scelto comprensibilmente di preservare le ragazze.
È significativo che, quando Vannacci tornò a Ravenna dopo circa trent’anni, lo fece proprio insieme a Camelia e alle due figlie, portandole nei luoghi della propria infanzia e visitando con loro le chiese e i mosaici della città.
Quasi un passaggio ideale tra generazioni: il padre che mostra alle figlie i luoghi nei quali era stato bambino.
La storia che si ripete: prima figlio di un militare, poi padre militare
C’è un particolare nella biografia di Vannacci che appare quasi circolare.
Da bambino è stato figlio di un ufficiale dell’Esercito, abituato alle assenze del padre Costanzo per ragioni di servizio.
Da adulto è diventato a sua volta un ufficiale chiamato spesso lontano dalla propria famiglia.
Le missioni e gli incarichi internazionali hanno comportato lunghi periodi di distanza da Camelia e dalle figlie. In alcune occasioni, per ragioni legate alla natura stessa del servizio, la famiglia non poteva conoscere immediatamente nemmeno tutti i dettagli delle destinazioni.
Una condizione che richiede inevitabilmente una solidità familiare particolare.
Dalla famiglia alla politica di Futuro Nazionale
Oggi il tema della famiglia è anche uno degli elementi centrali della proposta politica di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale.
Si può essere favorevoli o contrari alle sue idee, ma è difficile non vedere una connessione tra alcuni passaggi della sua storia personale e il peso che il generale attribuisce alla famiglia nella propria visione politica.
La famiglia monoreddito dell’infanzia.
Il padre ufficiale.
La madre Renata.
I fratelli Marco e Stefano.
La casa ravennate, l’oratorio, le vacanze al mare e le piccole economie domestiche.
Poi Camelia, le due figlie e una nuova famiglia costretta per anni ad adattarsi alle esigenze della carriera militare.
Non significa che la biografia spieghi automaticamente ogni scelta politica. Ma certamente aiuta a comprendere il terreno sul quale alcune convinzioni sono maturate.
Prima del generale c’era un figlio
La vita pubblica tende spesso a ridurre le persone a una fotografia.
Per Roberto Vannacci quella fotografia è stata a lungo quella del generale in uniforme. Poi è arrivata quella dello scrittore. Successivamente quella dell’europarlamentare. Oggi c’è anche quella del leader di Futuro Nazionale.
Ma la storia completa è inevitabilmente più lunga.
Prima del generale c’era il figlio di Costanzo e Renata.
C’era il fratello più giovane di Marco e Stefano.
C’era il bambino che cresceva tra Ravenna e il mare e che ricordava come una festa la pizza mangiata una volta all’anno con tutta la famiglia.
Poi è arrivata Camelia.
Sono arrivate le due figlie.
Sono arrivati i nipoti e una famiglia ormai estesa su più generazioni, della quale una parte ha scelto comprensibilmente di restare lontana dai riflettori.
Oggi Roberto Vannacci è uno dei personaggi più riconoscibili e discussi della politica italiana. Ma dietro il personaggio pubblico rimane una storia fatta di persone, legami e ricordi.
E forse per comprendere fino in fondo l’uomo che oggi guida Futuro Nazionale bisogna partire proprio da lì: dalla famiglia Vannacci.
