Definire Lorenzo Gasperini semplicemente un dirigente politico sarebbe riduttivo. Chiamarlo “teologo di Futuro Nazionale”, invece, può avere senso soltanto in senso figurato: Gasperini non risulta infatti presentato nelle fonti pubbliche come teologo accademico, bensì come professore di filosofia e Responsabile Nazionale del Programma di Futuro Nazionale. È però evidente quanto la dimensione religiosa, antropologica e filosofica attraversi il suo modo di interpretare la politica. Futuro Nazionale

Ed è proprio questo aspetto che, personalmente, trovo interessante nel personaggio: Gasperini non affronta quasi mai una questione limitandosi alla superficie. Dietro una proposta politica cerca una concezione dell’uomo; dietro una legge intravede un principio morale; dietro un cambiamento sociale individua una trasformazione culturale più profonda.
Un filosofo prestato alla politica
Il curriculum pubblico di Gasperini parte dalla filosofia. Laureato all’Università Cattolica di Milano, è stato presentato dalla stampa nazionale come uno dei principali riferimenti culturali di Futuro Nazionale. Nel giugno 2026, durante l’assemblea costituente del movimento, fu proprio lui a illustrare diffusamente i fondamenti del programma.
Successivamente, il documento programmatico ufficiale del partito – la B.I.P., Base Ideologica e Programmatica – lo ha indicato esplicitamente come autore della cornice elaborata nel confronto con esperti e iscritti e successivamente proposta al presidente Roberto Vannacci e al coordinatore nazionale Massimiliano Simoni.

Questo dato aiuta a capire il ruolo che Gasperini occupa oggi: non soltanto un esponente chiamato a comunicare una linea già definita, ma una delle figure impegnate a darle una struttura concettuale.
Prima della politica viene l’antropologia
Ascoltandolo, si comprende rapidamente come una parola ritorni implicitamente in moltissimi ragionamenti: uomo.
Che cosa è l’uomo?
Qual è il suo rapporto con la natura?
Che cosa significa essere liberi?
Esistono limiti che precedono la volontà individuale?
Qual è il rapporto tra la persona, la famiglia, la comunità e lo Stato?
Sono interrogativi che appartengono prima di tutto alla filosofia e alla teologia morale. Quando diventano materia politica, producono inevitabilmente posizioni controverse.
Il programma di Futuro Nazionale elaborato con il contributo di Gasperini affronta infatti temi come famiglia, natalità, bioetica, identità nazionale, immigrazione, educazione e rapporto tra tradizione e modernità. Alcune di queste posizioni hanno suscitato forti critiche da parte di osservatori e forze politiche avverse, mentre rappresentano per il movimento una parte dichiarata della propria identità programmatica.
Tommaso d’Aquino e la legge naturale
Per capire culturalmente Gasperini bisogna probabilmente partire dal pensiero classico e cristiano.
La sua formazione e i riferimenti da lui richiamati pubblicamente conducono verso una concezione nella quale la politica non nasce esclusivamente dalla volontà dell’individuo, ma deve confrontarsi con una determinata idea di natura umana e di bene comune.
Qui il riferimento al tomismo diventa importante.
In Tommaso d’Aquino la legge positiva non è l’unico criterio possibile del bene e del male: esiste una riflessione sulla legge naturale, sulla ragione e sulla finalità della persona.
Trasportare concetti simili nel XXI secolo significa entrare in un terreno inevitabilmente conflittuale, perché buona parte della cultura contemporanea pone invece un’enfasi molto forte sull’autodeterminazione individuale.
È precisamente in questa frattura che si sviluppano molte delle battaglie culturali contemporanee.
Perché chiamarlo “teologo politico”
Il termine deve quindi essere utilizzato con cautela.
Gasperini non è, sulla base delle fonti consultate, un teologo per titolo accademico.
Ma esiste una dimensione del suo pensiero che può essere descritta giornalisticamente come una forma di “teologia politica”: il tentativo di mettere in relazione una determinata concezione religiosa e morale dell’uomo con l’organizzazione della società.
Nel documento ufficiale di Futuro Nazionale, il movimento si definisce esplicitamente radicato nella tradizione romana e cristiana. Non si tratta dunque di un’interpretazione attribuita dall’esterno, ma di un riferimento contenuto nello stesso impianto programmatico del partito.
Gasperini diventa così una figura particolarmente interessante proprio nel punto di contatto tra filosofia, cristianesimo e politica.
Del Noce: capire la modernità per capire la politica
Un altro autore essenziale per leggere Gasperini è Augusto Del Noce.
Del Noce considerava le trasformazioni politiche come conseguenza di mutamenti filosofici più profondi.
Prima cambia l’idea dell’uomo.
Poi cambia la società.
Infine cambiano le istituzioni.
È un metodo interpretativo che aiuta a comprendere anche l’approccio di Gasperini.
Quando parla di natalità, famiglia, immigrazione o identità, il suo discorso tende infatti a non fermarsi alle misure amministrative. Cerca quasi sempre di collocare il problema dentro una visione complessiva della società.
È anche per questo che alcune testate lo hanno definito “ideologo” di Futuro Nazionale. È una definizione giornalistica, naturalmente, ma descrive un dato concreto: il ruolo centrale che gli è stato assegnato nella costruzione del programma.
Pasolini, la sorpresa culturale
E poi c’è Pier Paolo Pasolini.
Un autore che potrebbe sembrare lontanissimo dall’universo culturale di Futuro Nazionale e che invece compare tra i riferimenti utilizzati da Gasperini.
Non è necessariamente una contraddizione.
Pasolini aveva elaborato una critica radicale della società dei consumi e della trasformazione antropologica prodotta dalla modernità.
La sua denuncia dell’omologazione culturale continua ancora oggi a essere utilizzata da intellettuali provenienti da orientamenti politici molto diversi.
Lo stesso programma ufficiale di Futuro Nazionale si apre con una citazione pasoliniana accanto a una di Pio IX: un accostamento che mostra bene il tentativo di mettere insieme riferimenti differenti dentro una critica della contemporaneità.
Il mio incontro con Lorenzo Gasperini
Ho avuto modo di conoscere personalmente Lorenzo Gasperini ieri, durante l’evento politico organizzato ai Bagni Biondetti di Marina di Pietrasanta, dove ero presente per seguire la giornata giornalisticamente.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere.
Al di là della politica – e forse questo è uno degli aspetti che un articolo riesce più difficilmente a raccontare – ho potuto apprezzarne la disponibilità, la gentilezza e la semplicità nel rapporto personale.
Sono incontri brevi, ma per chi fa informazione possono avere un significato particolare.
Permettono di vedere la persona oltre il titolo, il partito e le dichiarazioni.
Non significa necessariamente condividere ogni posizione. Significa comprendere meglio l’interlocutore.
E per un giornalista questa distinzione è fondamentale.
Un personaggio destinato a far discutere
Gasperini rappresenta certamente una delle figure culturalmente più riconoscibili dell’attuale Futuro Nazionale.
Le sue posizioni su famiglia, bioetica, immigrazione e società sono nette e hanno generato dure contestazioni sulla stampa e nel dibattito politico. Diversi quotidiani hanno sottolineato il carattere tradizionalista delle sue idee e alcune sue dichiarazioni precedenti sono state oggetto di controversie.
Questo rende ancora più importante distinguere due piani.
Da una parte esiste il giudizio politico, che spetta naturalmente ai cittadini.
Dall’altra esiste l’analisi culturale.
Ed è su questo secondo terreno che Gasperini merita attenzione: perché prova a costruire una visione politica partendo da categorie filosofiche e morali riconoscibili.
Politica come conseguenza di una visione dell’uomo
Forse la questione centrale è proprio questa.
Per molto tempo la politica italiana si è concentrata prevalentemente su economia, amministrazione, tasse, occupazione e gestione del consenso.
Con Gasperini riemerge invece una domanda molto più antica:
prima ancora di stabilire quale società vogliamo costruire, quale idea dell’uomo abbiamo?
Le risposte possono essere molto differenti.
Ed è precisamente su queste differenze che dovrebbe svilupparsi un confronto serio.
Perché la filosofia, quando entra nella politica, non serve necessariamente a fornire risposte definitive. Serve soprattutto a ricordarci che dietro ogni scelta politica esiste sempre una concezione della persona, della libertà e della società.
È in questo senso che definirei Lorenzo Gasperini, con una formula volutamente giornalistica, il “teologo politico” di Futuro Nazionale.
Non un teologo nel significato accademico del termine, ma una figura che prova continuamente a riportare la politica alle sue domande originarie: chi siamo, quale comunità vogliamo essere e quale idea dell’uomo vogliamo consegnare al futuro.
