Alla prima Festa Futurista di Futuro Nazionale, l’ex sindaco di Roma affronta il tema del sistema penitenziario. Una giornata che conferma il crescente radicamento territoriale del movimento anche in Emilia-Romagna
PIACENZA – Futuro Nazionale porta il confronto politico nei territori e sceglie Piacenza per una giornata nella quale politica, società e approfondimento culturale si sono intrecciati attorno ad alcuni dei temi più delicati dell’attualità italiana.
Sabato 3 ottobre, nell’ambito della prima Festa Futurista organizzata dal Comitato 1436 di Futuro Nazionale Piacenza, uno dei protagonisti è stato Gianni Alemanno, intervenuto per presentare il volume “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”. La manifestazione ha visto anche la partecipazione del Generale Carmelo Burgio, protagonista in serata di un confronto dedicato alla sicurezza, ai territori e ai rapporti tra Piacenza e Milano.

Alemanno e il tema delle carceri: “non basta rinchiudere”
Il passaggio più intenso della giornata è stato proprio quello dedicato alla situazione delle carceri italiane, affrontata da Alemanno dialogando con Massimo Polledri, psichiatra del carcere di Piacenza.
Un argomento che l’ex sindaco di Roma ha affrontato anche partendo dalla propria esperienza personale di detenzione, utilizzandola come punto di partenza per una riflessione più ampia sul funzionamento del sistema penitenziario.
Al centro dell’intervento sono stati posti problemi ormai strutturali: il sovraffollamento, la presenza di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti, le difficoltà di gestione e, soprattutto, la scarsità di occasioni concrete di lavoro e formazione per chi sta scontando una pena.
La questione sollevata da Alemanno va oltre la contrapposizione, troppo spesso semplicistica, tra garantismo e giustizialismo.
Il punto politico diventa un altro: che cosa deve produrre realmente il carcere?
Se la pena deve rappresentare una conseguenza certa per chi viola la legge, allo stesso tempo uno Stato efficiente dovrebbe avere interesse a riconsegnare alla società persone capaci di non tornare a delinquere. È su questo terreno che lavoro, formazione professionale e reinserimento assumono un ruolo decisivo.
Perché una politica della sicurezza che non affronta la recidiva rischia di limitarsi alla gestione dell’emergenza.
Pena certa, ma anche reinserimento
Il messaggio emerso dall’incontro piacentino può essere riassunto attraverso un principio difficilmente contestabile: legalità e dignità della pena non sono concetti incompatibili.
Garantire sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, impedire che criminalità e gruppi organizzati possano condizionarne la quotidianità e, contemporaneamente, creare percorsi di riabilitazione significa affrontare il problema nella sua interezza.
Alemanno ha insistito in particolare sull’importanza delle attività lavorative e formative, considerate strumenti potenzialmente determinanti per ridurre il rischio che, terminata la pena, il detenuto torni negli stessi circuiti criminali dai quali proveniva.
È una riflessione che interessa direttamente anche il tema della sicurezza delle nostre città.
Chi esce dal carcere senza competenze, senza lavoro e senza prospettive rappresenta infatti un problema non soltanto sociale, ma anche di ordine pubblico. Investire nel reinserimento significa quindi intervenire preventivamente sulla futura criminalità.
Piacenza diventa laboratorio politico
Ma la presenza di Alemanno assume anche un significato politico più ampio.
Negli ultimi mesi l’ex sindaco di Roma ha intensificato la propria attività sul territorio all’interno dell’area di Futuro Nazionale, partecipando a incontri e iniziative in diverse regioni italiane. Anche osservatori esterni al movimento hanno sottolineato il ruolo assunto da Alemanno nella costruzione e nell’organizzazione territoriale della nuova formazione politica.
Piacenza, da questo punto di vista, rappresenta un caso interessante.
Non una grande convention costruita esclusivamente attorno ai leader nazionali, ma una festa organizzata da un comitato locale capace di affrontare temi differenti durante l’intera giornata.
È probabilmente questo uno degli aspetti più significativi della strategia di Futuro Nazionale: trasformare i comitati territoriali in luoghi permanenti di confronto e aggregazione.

La politica torna così nelle città, nelle province e nei territori.
Dalle carceri alla sicurezza: il filo conduttore della giornata
Nel corso della stessa manifestazione, in serata, il Generale Carmelo Burgio ha partecipato al confronto dal titolo “Piacenza chiama, Milano risponde”, dedicato alle relazioni tra i due territori.
Nel dibattito, insieme a Massimo Polledri e al sindaco Gianluca Argellati, sono stati affrontati temi come sicurezza urbana, infrastrutture, mobilità, lavoro e vivibilità delle città.
Due interventi apparentemente differenti – quello di Alemanno sulle carceri e quello di Burgio sulla sicurezza – che finiscono però per incontrarsi sullo stesso terreno: l’efficienza dello Stato.
Uno Stato capace di garantire regole e sicurezza, ma anche di organizzare servizi, infrastrutture e percorsi di reinserimento.
Futuro Nazionale prova a costruire dal basso
Per Future Italia, la giornata piacentina racconta soprattutto un altro elemento.
Un movimento politico diventa realmente nazionale quando riesce a superare la dimensione delle dichiarazioni social e delle apparizioni televisive per costruire una presenza continuativa nelle province italiane.
Piacenza dimostra come anche un territorio non tradizionalmente collocato al centro della scena politica nazionale possa diventare luogo di elaborazione, confronto e aggregazione.
E proprio l’Emilia-Romagna rappresenterà inevitabilmente uno dei territori più interessanti per comprendere la capacità di crescita futura del movimento.
Qui Futuro Nazionale deve confrontarsi con una regione dalla storia politica molto definita, ma contemporaneamente attraversata – come il resto d’Italia – dalle nuove questioni legate alla sicurezza, alla competitività delle imprese, alla qualità dei servizi pubblici e alla crescente distanza tra cittadini e politica.
Una destra che vuole parlare anche di temi sociali
L’intervento di Gianni Alemanno a Piacenza introduce infine un tema identitario rilevante.
La destra che si sta componendo attorno a Futuro Nazionale sembra voler affiancare ai tradizionali temi della sicurezza, della sovranità e dell’identità anche argomenti dal forte contenuto sociale.
Carceri, lavoro, reinserimento, periferie e disagio sociale rappresentano questioni sulle quali sarà interessante osservare quale proposta politica concreta emergerà nei prossimi mesi.
Alemanno porta in questo percorso una lunga esperienza amministrativa e politica e, oggi, anche una conoscenza diretta di una realtà – quella penitenziaria – raramente raccontata da chi ha ricoperto incarichi istituzionali di primo piano.
Piacenza è stata quindi qualcosa di più della presentazione di un libro.
È stata una tappa di quel processo di radicamento territoriale attraverso il quale Futuro Nazionale prova a trasformarsi da movimento politico emergente a organizzazione presente stabilmente nel Paese.
E dall’Emilia-Romagna arriva un messaggio chiaro: il confronto è appena cominciato.
