Carceri al collasso se ne parla anche in FN, Varano: “Dopo la rivolta di Enna serve il coraggio delle riforme”

ENNA – La rivolta scoppiata nel carcere di Enna riaccende il dibattito sull’emergenza penitenziaria italiana. Una protesta che, secondo il Dott. Salvatore Varano, Presidente dell’Associazione “Oltre Ogni Ragionevole Dubbio – Vittime della Giustizia e del Fisco”, e attivo in Futuro Nazionale, non può essere considerata un semplice episodio di cronaca, ma il segnale evidente di un sistema ormai vicino al collasso.

Secondo le prime ricostruzioni, la protesta avrebbe coinvolto oltre cento detenuti e sarebbe stata innescata anche dall’impossibilità di mantenere i contatti telefonici con le proprie famiglie a causa di un guasto tecnico. Un episodio che, per Varano, evidenzia una condizione di fragilità strutturale che da anni attraversa gli istituti penitenziari italiani.

“Da anni il nostro Paese convive con un’emergenza che tutti conoscono ma che troppo spesso viene affrontata solo quando esplode una rivolta o si verifica una tragedia”, afferma Varano.

Il Presidente dell’Associazione richiama l’attenzione sui numeri del sovraffollamento: gli istituti penitenziari italiani ospitano oltre 64.000 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 51.000 posti, con una disponibilità effettiva ancora inferiore a causa di numerosi reparti inagibili. In diversi istituti, il livello di affollamento supera il 150%, rendendo sempre più difficile garantire condizioni dignitose e percorsi realmente orientati al recupero.

“In queste condizioni è impossibile garantire pienamente la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione”, sottolinea Varano.

A pagare il prezzo di questa situazione sono, innanzitutto, gli agenti della Polizia Penitenziaria, costretti ogni giorno a operare in condizioni estremamente complesse, con organici insufficienti e rischi crescenti per la propria sicurezza. Ma le conseguenze ricadono anche sui detenuti, spesso costretti a vivere in celle sovraffollate, con servizi insufficienti, attività trattamentali ridotte e un clima che alimenta tensioni e disperazione.

Secondo Varano, la costruzione di nuovi istituti penitenziari resta una misura necessaria, ma non sufficiente a fronteggiare un’emergenza che richiede risposte immediate. Per questo, sostiene, il Parlamento dovrebbe affrontare senza pregiudizi anche strumenti straordinari previsti dalla Costituzione e dalla tradizione giuridica italiana.

Tra le ipotesi indicate vi è l’apertura di un confronto sull’adozione di un indulto limitato, rigorosamente escluso per i reati di particolare allarme sociale, per la criminalità organizzata, il terrorismo, i reati sessuali, i femminicidi e i delitti contro i minori.

Accanto a questa misura, Varano propone un intervento sulla liberazione anticipata, aumentando i giorni riconosciuti per semestre ai detenuti che dimostrino una condotta realmente esemplare e partecipino a percorsi di lavoro, formazione e recupero. Una scelta che, secondo il Presidente dell’Associazione, avrebbe un duplice effetto: ridurre il sovraffollamento e incentivare concretamente il reinserimento sociale.

Il documento richiama inoltre la necessità di assumere nuovo personale di Polizia Penitenziaria, investire nell’edilizia carceraria e nella manutenzione degli istituti, rafforzare la presenza di educatori, psicologi e personale sanitario, ampliare l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione nei casi previsti dalla legge e velocizzare i procedimenti giudiziari, evitando permanenze inutilmente prolungate in custodia cautelare.

“Uno Stato forte non è quello che riempie le carceri fino all’inverosimile, ma quello che riesce a far scontare la pena in condizioni dignitose, sicure e realmente orientate al recupero della persona”, dichiara Varano.

Per il Presidente di “Oltre Ogni Ragionevole Dubbio – Vittime della Giustizia e del Fisco”, il rispetto della legalità non può essere separato dal rispetto della dignità umana. La rivolta di Enna, dunque, deve rappresentare un campanello d’allarme per l’intera politica italiana.

“Ignorare ancora questa emergenza significherebbe attendere la prossima rivolta, il prossimo suicidio o la prossima aggressione”, conclude Varano. “È il momento delle decisioni, non delle dichiarazioni”.

L’appello è rivolto alle istituzioni e al Parlamento, affinché il tema carcerario venga affrontato con misure concrete, tempestive e strutturali, capaci di tutelare insieme sicurezza, legalità e diritti fondamentali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *