A Belluno il nome di Titti Monteleone è diventato, negli ultimi mesi, uno dei riferimenti più riconoscibili dell’area legata a Roberto Vannacci. Prima con il comitato de “Il Mondo al Contrario”, poi con il percorso politico di Futuro Nazionale, Monteleone ha seguito passo dopo passo la nascita di una rete che anche in provincia prova a darsi una struttura.
Non si tratta più soltanto di incontri tra simpatizzanti o di iniziative occasionali. L’obiettivo, adesso, è quello di portare sul territorio un progetto politico vero e proprio, capace di parlare a chi non si sente rappresentato dai partiti tradizionali e guarda con interesse a una proposta più netta sui temi dell’identità, della sicurezza e della sovranità nazionale.

Monteleone si è mossa soprattutto sul piano del contatto diretto. Incontri pubblici, presenza agli appuntamenti del movimento, confronto con cittadini e sostenitori: un lavoro spesso lontano dai riflettori, ma indispensabile per chi vuole costruire consenso in una provincia come quella bellunese, dove il rapporto personale conta ancora molto.
Belluno, del resto, non è un territorio semplice per nessuna forza politica. La montagna, lo spopolamento, i servizi che si allontanano, le difficoltà delle famiglie e delle piccole comunità sono questioni che pesano ogni giorno. Ed è proprio su questi temi che Futuro Nazionale dovrà misurare la propria capacità di andare oltre gli slogan.
Il messaggio portato avanti da Monteleone si inserisce nel solco tracciato da Vannacci: difesa dei valori tradizionali, attenzione alla sicurezza, centralità della nazione, critica a una politica percepita come distante dai cittadini. Un linguaggio diretto, che piace a una parte dell’elettorato e che inevitabilmente divide.
Per i sostenitori, la referente bellunese rappresenta una voce coerente e determinata, capace di portare anche nelle Dolomiti un progetto politico nato dal basso. Per chi la osserva con scetticismo, invece, resta da capire se Futuro Nazionale riuscirà davvero a trasformare entusiasmo e partecipazione in una proposta concreta per il territorio.

La partita, in fondo, è tutta qui. Passare dalla mobilitazione alla politica quotidiana. Dai comitati alle liste, dai gazebo ai programmi, dalle parole d’ordine alle soluzioni amministrative. È il passaggio più difficile per ogni movimento che nasce sull’onda di una forte spinta identitaria.
Titti Monteleone, intanto, continua a presidiare il campo bellunese. E il suo ruolo dimostra che anche una provincia spesso considerata periferica può diventare parte di un confronto politico nazionale più ampio. Futuro Nazionale a Belluno c’è, si organizza e prova a ritagliarsi uno spazio.
Ora resta da vedere quanto questo spazio diventerà grande.
