La cessione del 99,82% di Italiana Petroli – IP alla compagnia petrolifera statale azera SOCAR apre un nuovo fronte politico sul tema della sovranità energetica italiana. A intervenire è Stefano Valdegamberi, consigliere della Regione Veneto ed esponente di Futuro Nazionale, che denuncia le contraddizioni del governo italiano nella gestione degli asset strategici nazionali.

Secondo Valdegamberi, l’operazione, dal valore stimato di circa 2,5 miliardi di euro, riguarda un gruppo di primaria importanza per il Paese: una rete capillare di distributori, raffinerie, depositi logistici e oltre 1.500 lavoratori. Non si tratterebbe quindi di una semplice transazione industriale, ma di un passaggio con forti implicazioni economiche, geopolitiche ed energetiche.
“Questa acquisizione mette clamorosamente a nudo tutte le contraddizioni della politica europea e italiana degli ultimi anni”, afferma Valdegamberi. Da un lato, osserva l’esponente di Futuro Nazionale, l’Europa ha costruito una narrazione fondata sulla contrapposizione tra democrazie e autocrazie; dall’altro, asset strategici nazionali vengono ceduti a società controllate da Stati autoritari quando ciò risulta funzionale agli equilibri energetici occidentali.
Nel mirino di Valdegamberi finisce in particolare l’Azerbaijan, guidato dal 2003 da Ilham Aliyev, in una continuità politica che prosegue da oltre trent’anni. Il consigliere regionale richiama le denunce internazionali su repressione del dissenso, limitazioni alla libertà di stampa e persecuzioni nei confronti di oppositori e attivisti.
“Eppure tutto questo sembra improvvisamente passare in secondo piano quando entrano in gioco petrolio, gas e interessi strategici”, sottolinea Valdegamberi, ricordando anche il dramma del Nagorno-Karabakh, da cui nel 2023 oltre centomila armeni sono fuggiti per timore di violenze e ritorsioni.
Per Futuro Nazionale, il punto politico è chiaro: l’Italia rischia di perdere progressivamente il controllo sui propri asset strategici e sulla propria autonomia energetica. “Non stiamo parlando soltanto di distributori di carburante, ma di infrastrutture fondamentali per la sicurezza energetica nazionale”, dichiara Valdegamberi.
Da qui la domanda rivolta direttamente al governo: perché non è stato esercitato il Golden Power? Perché lo Stato italiano non ha ritenuto necessario mantenere sotto controllo nazionale una rete energetica così rilevante?
Valdegamberi respinge l’idea che la difesa degli asset strategici sia una forma di protezionismo ideologico. Al contrario, sostiene che si tratti di una tutela concreta dell’interesse nazionale. “L’Italia non può continuare a svendere i propri pezzi migliori senza interrogarsi sulle conseguenze future in termini di autonomia economica, sicurezza energetica e sovranità strategica”, conclude.
Stefano Valdegamberi
Consigliere Regione Veneto
Futuro Nazionale
