Catania epicentro del radicamento: Palermo, Messina, Siracusa e Ragusa completano la prima mappa

Il movimento legato a Roberto Vannacci prova a strutturarsi anche nell’Isola. Le fonti pubbliche indicano Catania come centro più dinamico, Palermo come presidio politico rilevante, Siracusa come comitato già organizzato sul territorio e l’area iblea come zona di espansione. L’obiettivo dichiarato dai promotori è ambizioso: arrivare a una rete capillare di comitati in tutta la Sicilia.

Futuro Nazionale guarda alla Sicilia come a uno dei territori strategici per la propria crescita. Il movimento fondato da Roberto Vannacci, dopo il lancio nazionale, sta provando a trasformare consenso personale, adesioni online e simpatia politica in una struttura territoriale fatta di comitati, referenti e iniziative pubbliche. La fase è ancora costituente, ma la mappa siciliana comincia a mostrare alcuni punti fermi.

Il primo baricentro è Catania. Nel capoluogo etneo è nato il comitato costituente provinciale promosso da Marco Tanasi, indicato come figura centrale della fase organizzativa. L’obiettivo dichiarato è costruire una presenza “radicata, competente e strutturata” sul territorio, con incontri pubblici e confronto programmatico sulle priorità locali. Tanasi ha presentato Catania come possibile punto di riferimento per l’intera Sicilia orientale. 

La centralità di Catania emerge anche da un’analisi pubblicata da La Sicilia, che definisce la città etnea l’epicentro dei primi movimenti del partito nell’Isola. Secondo quell’articolo, al 4 marzo 2026 i comitati già autorizzati in Sicilia erano sei; lo stesso Tanasi rivendicava per il proprio comitato una quarantina di tesserati, soprattutto professionisti e persone non provenienti dalla politica tradizionale. 

A Catania è arrivato anche Rossano Sasso, responsabile per il Centro-Sud di Futuro Nazionale, per un incontro pubblico dedicato al consolidamento della rete siciliana. In vista di quell’appuntamento, gli organizzatori hanno parlato di nuove adesioni da più province e dell’obiettivo di costruire una rete capillare, fino ad almeno cinquanta comitati territorialinei mesi successivi. 

Il secondo polo è Palermo. Qui il nome pubblico più rilevante è Antonio Purpari, ex esponente della Lega, che ha lasciato il partito dopo dodici anni di militanza per aderire a Futuro Nazionale. Le fonti ricordano il suo passato da vice segretario organizzativo regionale della Lega, responsabile del dipartimento salute, responsabile dell’accademia federale in Sicilia e delegato della lista Lega Salvini Premier per il collegio Isole alle europee del 2019. 

Il caso palermitano è importante perché racconta una dinamica politica precisa: Futuro Nazionale in Sicilia non nasce soltanto come movimento di opinione, ma prova ad attrarre figure già inserite nel centrodestra, soprattutto nell’area leghista delusa o in cerca di una collocazione più identitaria. L’adesione di Purpari è stata presentata come una scelta politica di rottura con la Lega e di ingresso nel progetto vannacciano. 

Messina si è costituito un comitato costituente con riferimenti non solo nella città dello Stretto, ma anche a Santa Teresa di Riva e Capo d’Orlando. Questo dato è politicamente interessante perché mostra una logica non esclusivamente metropolitana: il movimento prova a presidiare sia il capoluogo sia aree costiere e centri intermedi, dove la politica locale e le reti civiche hanno spesso un peso decisivo. 

Proprio a Santa Teresa di Riva, nel Messinese, è stata annunciata la nascita di un nuovo comitato costituente cittadino guidato da Filippo Villari, 37 anni, laureato in Ingegneria e impiegato nel settore privato. La presenza di un comitato cittadino autonomo conferma che l’area messinese è uno dei territori dove Futuro Nazionale sta cercando di passare dalla fase provinciale a un’articolazione più locale. 

Un altro presidio strutturato è Siracusa, dove è stato costituito il Comitato Costituente “Futuro Nazionale – Siracusa 227”. Il referente indicato è Giuseppe Giganti. La squadra locale comprende responsabili territoriali per Melilli-Città Giardino, Priolo Gargallo, Carlentini, Rosolini e Augusta, oltre a un gruppo giovani e a una funzione dedicata alla comunicazione. 

Il comitato siracusano appare tra i più organizzati sul piano interno. Secondo Siracusa Press, il gruppo ha ricevuto autorizzazione nazionale il 18 marzo 2026 e si è riunito nella sede operativa di via Bainsizza, ufficializzando incarichi e copertura territoriale. La struttura comprende anche Lorenzo Giganti come responsabile del gruppo giovani e Andrea Giganti per comunicazione e social media. 

Nell’area iblea, cioè la provincia di Ragusa, il riferimento pubblico è l’avvocato Michele Savarese, indicato come referente politico e organizzativo di Futuro Nazionale. Savarese ha ricevuto l’incarico di avviare la fase operativa e di raccogliere manifestazioni di interesse al tesseramento non solo per Ragusa, ma anche per Siracusa, Enna e Caltanissetta. 

Il dato ragusano è rilevante perché suggerisce una funzione di coordinamento su più province della Sicilia sud-orientale e interna. In questa fase, dove non tutti i comitati risultano ancora pienamente formalizzati o visibili, figure incaricate della raccolta adesioni possono avere un ruolo decisivo nel trasformare contatti e simpatizzanti in gruppi organizzati.

Complessivamente, la Sicilia mostra una rete in forte costruzione ma non ancora omogenea. Catania è il centro più dinamico e mediaticamente visibile; Palermo pesa per la presenza di figure politiche provenienti da esperienze precedenti; Siracusa presenta un’organizzazione già dettagliata; Messina si articola tra capoluogo e centri della provincia; Ragusa, con Savarese, appare come snodo operativo per l’area iblea e parte della Sicilia interna.

La forza potenziale di Futuro Nazionale nell’Isola sta in tre elementi: il richiamo personale di Vannacci, la possibilità di intercettare pezzi del centrodestra insoddisfatto e la costruzione di comitati locali con identità territoriale. La debolezza, invece, è ancora quella tipica di ogni fase nascente: molte realtà sono in costruzione, alcuni dati arrivano da comunicati o fonti locali, e la reale consistenza organizzativa dovrà essere verificata sul campo.

La sfida siciliana sarà quindi doppia. Da un lato, Futuro Nazionale dovrà dimostrare di saper consolidare i comitati già nati, evitando che restino soltanto sigle o gruppi di entusiasmo iniziale. Dall’altro, dovrà capire come collocarsi dentro un centrodestra siciliano già complesso, dove convivono Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Democrazia Cristiana, autonomisti e molte reti civiche.

Per ora, il messaggio politico è chiaro: Futuro Nazionale vuole fare della Sicilia un laboratorio di radicamento meridionale. Se Catania resterà l’epicentro, Palermo la porta politica occidentale, Siracusa il modello organizzativo e Ragusa-Messina i territori di espansione, l’Isola potrebbe diventare una delle regioni più importanti per misurare la reale capacità del movimento di trasformarsi da fenomeno nazionale a partito territoriale.

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