Il tema del sovraffollamento carcerario torna al centro del dibattito politico. A rilanciarlo sono Stefano Ruvolo, presidente di Patto Italia, formazione politica aderente a Futuro Nazionale, e Luca Sforzini, presidente di Rinascimento Nazionale, il think tank del generale Roberto Vannacci, che intervengono sulle recenti dichiarazioni di Gianni Alemanno in materia di sicurezza, rieducazione e politiche carcerarie.
Secondo Ruvolo e Sforzini, Alemanno avrebbe ragione nel sostenere che la sicurezza non possa essere affrontata soltanto in termini repressivi, ma debba passare anche attraverso politiche capaci di favorire la riabilitazione, la rieducazione e la riduzione della recidiva. In particolare, i due presidenti condividono la necessità di una battaglia concreta per ridurre il sovraffollamento delle strutture penitenziarie italiane, condizione che incide direttamente sulla qualità della detenzione e sulla possibilità di avviare reali percorsi di reinserimento.

Tuttavia, Ruvolo e Sforzini sottolineano come il problema carcerario non possa essere separato dal tema delle politiche migratorie. “Le condizioni che vivono ogni giorno i detenuti e l’affollamento degli istituti di pena hanno un’altra faccia della medaglia: quella dei rimpatri e della remigrazione”, affermano.
I due esponenti richiamano i dati relativi alla popolazione detenuta in Italia: i cittadini stranieri rappresenterebbero circa il 31,5% del totale dei detenuti, pari a circa 20.000 persone su una popolazione carceraria complessiva che oscilla tra le 62.000 e le 64.000 unità. A fronte di una capienza regolamentare complessiva di circa 51.000 posti, sostengono Ruvolo e Sforzini, il rimpatrio degli stranieri condannati o detenuti per reati commessi in Italia contribuirebbe in modo decisivo a risolvere il problema del sovraffollamento.
“Se gli stranieri che delinquono fossero rimpatriati e non andassero a gravare sugli istituti di pena, il problema del sovraffollamento sarebbe sostanzialmente risolto”, dichiarano. In questo modo, aggiungono, sarebbe anche più agevole concentrare risorse e interventi sulle condizioni delle strutture, spesso segnate da criticità, e sulle politiche di riabilitazione, rieducazione e reinserimento sociale.
Per Ruvolo e Sforzini, dunque, le posizioni di Gianni Alemanno e quelle del generale Vannacci non sarebbero in contraddizione, ma complementari. Da un lato, la necessità di rendere il carcere un luogo realmente orientato alla rieducazione e alla riduzione della recidiva; dall’altro, l’esigenza di affrontare il nodo migratorio e dei rimpatri come parte integrante di una più ampia strategia sulla sicurezza.
“Riteniamo che le affermazioni di Gianni Alemanno e le tesi del generale Vannacci debbano essere affrontate nell’ambito di un’unica proposta programmatica”, spiegano i due presidenti. L’obiettivo, secondo Patto Italia e Rinascimento Nazionale, è aprire un confronto politico capace di trasformare i principi in impegni concreti.
Ruvolo e Sforzini annunciano quindi la volontà di approfondire presto il tema con Vannacci e Alemanno, nella convinzione che dal confronto tra personalità che conoscono la materia possano nascere “soluzioni realistiche e praticabili” per Futuro Nazionale.
“Patto Italia e Rinascimento Nazionale ci sono, siamo pronti e a disposizione, nell’interesse dell’Italia e degli italiani”, concludono.
